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note introduttive di " Westbound coach "
il terzo cd dei VGE...

 

Con "Westbound coach", il terzo lavoro discografico (il quarto, se si considera il significativo contributo alla realizzazione di un musical), il VGE evidenzia in maniera più chiara e definita le tendenze già espresse nei lavori precedenti, ossia la volontà di non limitare la propria proposta musicale ad un genere, il Gospel, ritenuto nella sua essenza patrimonio esclusivo della cultura nera, ma, tenendolo come punto di partenza, tentare di dilatarne i confini espressivi.
Il proposito del gruppo veneziano di trovare una dimensione ed un'identità artistica sempre più personale è espressa dalla struttura stessa del disco. Questo è diviso in due parti : la prima è maggiormente legata alle caratteristiche del genere, anche se brani appartenenti alla tradizione gospel come il Medley "King Jesus / In that great…", o del Rhythm&Blues, come "Lean on me", sono stati riletti in maniera originale e personale. Uno solo il brano originale di questa sezione, "Leaving from platform one": preceduto da una breve introduzione a cappella, è una sorta di Gospel-fusion, nel quale la pulsazione simmetrica e regolare di un treno diretto verso una meta immaginaria, fa da base alla complessità delle combinazioni ritmiche della parte corale.
Un altro brano a cappella, "Homeless", inserito da Paul Simon nel suo fortunato disco "Graceland", scritto con musicisti africani, costituisce una sorta di "intermezzo" tra le due parti, la seconda delle quali presenta l'aspetto più eterogeneo, e, in senso lato, più pop del VGE.
Caratterizzata da testi svincolati dalla matrice strettamente religiosa della musica gospel, questa sezione del disco ("VG's Time Out"), presenta una serie di brani inediti disposti seguendo una sorta di itinerario stilistico, partendo cioè dalle sonorità un po' retrò di "Sweet promise", per arrivare a quelle un po' più "aggiornate" di "Blessed be my life again" o "Blind man's buff", sulla base di un parco e funzionale uso dell'elettronica.
Un "epilogo" ed un "appendice", concludono questo lavoro del VGE. L'epilogo, "Ol'westbound coach", è in pratica il brano che da il titolo al CD : un brano volutamente semplice e "rustico", nel quale l'immagine del carro dei coloni diretti verso la frontiera, esprime la volontà di vivere una vita basata sull'esperienza personale come unica forma di conoscenza autentica, non condizionata dalle leggi del dogma e della tradizione, anche quando visti come cifra stilistica nell'espressione artistica.
Si spiega così il contenuto ibrido ed eterogeneo dell'intero lavoro, che fissa nella vocalità d'assieme o, ancora più genericamente, nella voce, l'unico asse attorno alla quale ruota il progetto artistico del VGE, libero da vincoli stilistici che non siano, almeno nei propositi, la ricerca di buone idee musicali e di emozioni autentiche.
A dimostrazione di ciò, l'ultimo brano, "I just want to flow away", presentato come "appendice". Si tratta di un brano fortemente introspettivo, senza coro, per voce solista, piano e orchestra d'archi, non ascrivibile ad alcuna delle due parti precedenti: una sorta di "bonus-track"…per chi la vuole ascoltare.

Luca Pitteri




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